Today's a Brand New Day

sì, certo, come no.

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Fiat Voluntas Sua

Pubblicato da Federi' su 3 Maggio 2009

Scusatemi tanto, ma io vedo due aspetti che mi inquietano molto nella questione Fiat-Chrysler(-Opel) di cui pochi, fin’ora, parlano.

1. Grazie a quest’accordo entreranno di straforo, ma entreranno e prenderanno posizione senza poter essere più rimosse, regole e comportamenti Statunitensi nei rapporti industria – lavoratori – sindacati e in quelli società – lavoratori – prodotti.

2. Possibile che si possa ancora pensare che il futuro industriale e di sviluppo dell’occidente passino attraverso il trasporto individuale e quindi la produzione di automobili, senza pensare che, al di là dell’inquinamento da CO2 (che non esiste continua a dirci il Berlusconismo), c’è un limite fisico all’invasione delle automobili: lo spazio. O noi o loro: tertium non datur.

Ecco qui: ci avevano detto che questa crisi avrebbe messo in discussione il modello di sviluppo e le risposte, invece eccoci qua ad immaginare un futuro a immagine e somiglianza degli anni ‘60: con migliaia di “500″ ad invadere tutti i pertugi possibili e immaginabili di qui e di là dell’oceano. Viva il design e viva il Vintage !!

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Nuvola

Pubblicato da Federi' su 3 Aprile 2009

Cosa c’è dietro il carrello della spesa.

Questa storia che ogni volta che c’è una storia anonima di sfruttamento, c’è sempre un’anima bella (guarda caso un lavoratore autonomo) che si alza e dice: “tu lavoratore dipendente vessato e sfruttato alza la testa e ribellati, fai come me” è lo splendido alibi dietro il quale in questi ultimi vent’anni si è potuto scardinare qualunque tipo di tutela del lavoro, con la complicità dei sindacati, a loro volta vittime della loro miopia, ma anche del pensiero unico per cui il lavoro è un fatto meramente individuale anche quello dipendente, svolto all’interno di organizzazioni più o meno grandi, cosa che assolutamente non è, sia in termini di autonomia, sia in termini di (eventuale) successo economico che in quello di capacità di contrattazione delle proprie condizioni. Il Sindacato ha le sue responsabilità, altrettante, se non di più, ne ha avute il martellamento culturale per cui gli operai non esistevano più, e in quanto tale perché preoccuparsi di tutelarne il lavoro: tutti, a prescindere dal tipo di occupazione, sarebbero diventati padroni del proprio tempo, liberati dal giogo del lavoro ripetitivo e vai berciando. Che cosa è una cassiera di un discount se non un operaio in catena di montaggio? E se la catena di montaggio non esiste l’operaio non esiste e alzare la testa e ribellarsi è impossibile ché nessuno potrà certificare il disagio di una cosa che non esiste. Questa enorme operazione di rimozione culturale della “potenziale” schiavitù di alcuni lavori permette queste condizioni di sfruttamento e, ribellarsi da soli non è questione di coraggio è questione di sopravvivenza.

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il coraggio delle parole

Pubblicato da Federi' su 26 Marzo 2009

Saviano da FazioFabio. Il coraggio in prima serata è certamente un evento. E non solamente televisivo. Il coraggio di guardare in camera e dire che la camorra è uno schifo, che la vita nelle terre di camorra è uno schifo, che i ragazzi delle terre di camorra vengono derubati ogni giorno della loro felicità. La potenza delle parole. Le parole che si fanno luce tagliente ad illuminare il nero che la criminalità organizzata stende sulle terre dove regna. Le parole che dicono della paura di chi ha scelto, quasi incosciamente, di provare a liberare la sua terra da questa piaga. Oltre due ore di parole: dure, vere, coraggiose, tristi, come gli occhi di Roberto Saviano, la sua “non-vita” vissuta con consapevolezza ma con forte angoscia, la paura di non avere più una vita normale.
Una serata televisiva come quella di ieri su RaiTre meriterebbe cittadinanza in tutte le scuole “di ogni ordine e grado” di questa disperata penisola che giorno dopo giorno rinuncia ad un pezzetto della sua sovranità e, quindi, della sua felicità, del suo futuro, anzi del suo presente.

Grazie a Roberto Saviano, al suo coraggio, alla sua capacità di utilizzare le parole per abbattere il muro di silenzio che la cultura di mafia e camorra hanno istillato, goccia dopo goccia (di sangue) nel nostro Paese.

Siamo con te.

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“signora mia”

Pubblicato da Federi' su 15 Dicembre 2008

Mi piacerebbe che almeno la nostra generazione non cadesse nella solita trappola dell’età adulta che tutti abbiamo cercato di combattere quando eravamo al liceo, da una parte o dall’altra, vale a dire: “i giovani, signora mia, guardi, proprio non si capiscono, ma che vorranno con quei capelli, con quei vestiti, con quelle facce, con quelle cose orrende che dicono; ai tempi nostri era tutto diverso, eravamo migliori, più consapevoli, etc. etc. etc.”
Questa è la malattia per eccellenza di questo disgraziatissimo Paese: non credere ai giovani, per partito preso, non ascoltarli mai o quasi, liquidare le loro intuizioni o farneticazioni come ingenue, ignoranti, ribelliste, etc. etc.
Magari per normalizzarli alla prima occasione utile.
E così ci ritroviamo con una classe dirigente ottuagenaria o quasi, che cammina con la testa rivolta all’indietro, che non è in grado di progettare uno straccio di futuro perché non ne ha più da almeno vent’anni.
Io non credo che noi, e chi è venuto dopo di noi, abbia sprecato tempo ed energie: molte delle battaglie combattute in buona fede, con energia e passione, avevano valore, per lo meno nel momento in cui venivano affrontate; quello che forse è mancato è stato l’affinarle ed arricchirle con l’esperienza, la maggiore età e la consapevolezza, trasformarle in azione politica vera e propria, mentre molti arrivati al traguardo del posto di lavoro e della famiglia, si sono accontentati, hanno smesso di guardare al “collettivo” per concentrarsi sul proprio “particulare”.
Mi spiace ma vedo tanta energia positiva anche oggi, ingenua per certi versi, sgangherata e velleitaria, ma fresca e partecipata, per la prima volta slegata da simboli rimasti gli stessi per cinquant’anni, magari possiamo non essere d’accordo con nulla di quanto rivendicato, ma ridurre la nuova generazione solamente ad “Amici” et similia lo ritengo sbagliato: prendete ad esempio questo mezzo, proprio questo (social o blog che sia) che noi quarantacinquenni stiamo utilizzando, impacciati e facendo un errore dopo l’altro, la nuova generazione ne sta dettando la grammatica e la sintassi e noi, come mammuth, facciamo fatica a comprenderne i meccanismi e i processi, proprio come quando noi usavamo/ascoltavamo le radio libere e i “matusa” ci bollavano come noi oggi rischiamo di fare con le nuove generazioni: le radio libere sono diventate “mainstream” alla faccia di chi non ci credeva e dando ragione ai visionari, probabile che succeda anche da queste parti.

Poi i coglioni e i superficiali ci sono sempre stati e ognuno di noi ne ha avuto qualche esemplare proprio nel banco accanto, no?

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alla rinfusa

Pubblicato da Federi' su 10 Ottobre 2008

energia eolica;
prodotti alimentari e non sfusi;
separazione tra banche d’affari e di sportello;
tassa sull’accesso alle città per le automobili;
trasporti collettivi;
energia solare;
case popolari;
affitti calmierati;
stop al packaging inutile (quasi tutto);
microcredito;
raccolta differenziata (vera);
delegiferazione;
certezza della pena;
accoglienza e integrazione;
scuola pubblica;
stato laico;
recupero dell’agorà;
delocalizzazione dei grandi enti pubblici fuori dalle città;
sanità pubblica;
limite massimo di due legislature;
legge antitrust e su conflitto d’interessi;
una rete un editore;
europa politica;
servizio pubblico;
carburante per uso privato: euro 10 al litro;
ratio cubature edificate / verde pubblico : 1 / 4 (a carico del costruttore);

… ce ne sono tante altre, ovviamente, ma se domani il mondo non sarà come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi, mi piacerebbe avesse questo elenco nel suo DNA …

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