Today's a Brand New Day

sì, certo, come no.

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Fumo Nero

Pubblicato da Federì su 23 Aprile 2009

L’onda lunga della crisi lambisce la porta della stanza dell’ufficio. Questa cosa di cui tutti parlano, io parlo, da mesi si affaccia un po’ come il fumo nero di LOST.
E come John Locke e Mr. Eko: l’ho guardato dritto in faccia e, cazzo, mi sono cagato addosso, altroché.
Non è la prima volta. Non sarà l’ultima, forse. Ma puzza e terrorizza.
Perché ahivoglia a dire che c’è sempre modo di ricominciare e le opportunità a cercarle si trovano: ma la prima immagine che ti si materializza nel ciriveddro é un vuoto grigio e uniforme punteggiato qua e là di bollette da pagare  e rate da saldare.
Poi entra in gioco la parte razionale e … come nel paradosso di Achille pié veloce e la tartaruga si taglia il problema a fettine sempre più piccole e si gode dell’istante.
Scenderei volentieri nel tempio purificatore dell’isola (chi non è updatato alla 5×13 di Lost, si perderà…) a farmi giudicare e “assolvere” per ricominciare sotto un’altra guida, in parte è quello che è successo, ma sapendo di essere una fiction sarebbe tutto più facile.
Invece la vita è quella vera e il mostro è lì che si aggira e ogni tanto si sentono sussurri epperò non si può correre via a gambe levate, ma soltanto attrezzarsi per affrontarlo al meglio che poi si vedrà.

Che sono un addicted di Lost si capisce, almeno.

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Opportunità

Pubblicato da Federì su 19 Novembre 2008

Mutuo un ragionamento da Mark Morford, columnist del SF Gate, sugli incentivi da dare alle fabbriche di automobili (il suo lo trovate qui): il suo ragionamento è limitato ai tre colossi americani (GM, Chrysler e Ford) ma io lo estenderei al mondo delle auto in generale.

Morford dice che questa crisi potrebbe essere colta come l’occasione di “spazzare via” quella produzione che da vent’anni rifila al consumatore americano delle automobili inefficienti, costose e brutte; pur consapevole dei danni che questa scelta comporterebbe sull’occupazione, da buon nordamericano ragiona sui benefici che nel medio termine potrebbero derivare da un ripensamento profondo del modo di produrre automobili in nordamerica: maggiore efficienza energetica, minore produzione di inquinanti, maggiore sicurezza attiva e passiva e via così.

Mi piace il ragionamento che estenderei ai produttori Europei e, ove possibile, a tutti produttori anche fuori cee: spingendomi anche un po’ oltre.

Gli incentivi dovrebbero essere legati a parametri molto stretti:

  1. Efficienza energetica;
  2. Carburanti alternativi;
  3. Totale riciclabilità dei materiali utilizzati;
  4. Linee produttive a basso impatto ambientale;

Non mi fermerei qui.

Proverei a ragionare anche sulla necessità di ridurre la produzione di mezzi di trasporto privato favorendo infrastrutture e mezzi di trasporto collettivo, con i medesimi criteri di cui sopra.

Magari introducendo un parametro:

es. ogni cento (100) abitanti: 20% di trasporto privato, 80% di trasporto collettivo.

Fare della crisi un’opportunità per incidere profondamente in senso migliorativo sulla qualità della vita degli abitanti di questo piccolo pianeta: dalle opportunità colte e ben realizzate discendono poi benessere e pace sociale, non credete?

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piove, governo ladro !

Pubblicato da Federì su 17 Ottobre 2008

la crisi finanziaria che sta mettendo in ginocchio tutte le economie del mondo, sarà occasione anche di altri disastri: primo fra tutti quello di avere meno risorse disponibili per la lotta ai cambiamenti climatici e di fornire ulteriori alibi per rinviare sine die gli impegni dei singoli stati.

i furbetti del governicchio italiano non aspettavano altro che una bella scusa grossa e rotonda come questa per disimpegnarsi e fare scudo intorno ad un’industria vecchia e mortifera non più in grado di generare benessere per il Paese, se non per i propri (pochi) grandi azionisti, anzi solamente in grado di avvelenarlo ulteriormente: l’industria automobilistica nel mondo è una iattura, in Italia ancor di più.
Da sempre la Fiat è cresciuta e pasciuta grazie prima ad un mercato protetto, poi ad aiuti di stato (sotto forma di cassa integrazione e prepensionamenti, rottamazioni infinite), quando ha provato a camminare da sola è andata sull’orlo della bancarotta, da un paio di anni il miracolo del nuovo ad non è però esente da aiutini vari e, nonostante ciò, si ritorna a parlare di aiuti all’industria dell’automobile: eppure la nuova Fiat non ha in cantiere un’innovazione che sia una spendibile sul fronte dell’efficienza energetica e dell’abbattimento verticale delle emissioni, se non il vecchio loffio metano/gpl.

Aiutiamo l’industria automobilistica a riconvertirsi ad industria del trasporto collettivo, basato su energia rinnovabile a bassa emissione di scorie, a produrre meno unità individuali e più mezzi collettivi: ma non vedete che non solo respiriamo “merda” nelle nostre megalopoli, ma che siamo prossimi al grande ingorgo, quello definitivo dove non si potrà andare più né avanti né indietro.

Che la crisi sia opportunità per impostare un stile di vita diverso: non per dare il via al saccheggio finale !

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labiale

Pubblicato da Federì su 9 Ottobre 2008

George Bush sr., campagna presidenziale fine anni ‘80:
“read my lips: no more taxes!”, vinse, aumentò le tasse e la volta successiva fu eletto Clinton.

Silvio Berlusconi, crollo delle borse 2008:
“tranquilli, le banche italiane non falliranno, tenete le azioni, gli italiani non perderanno un euro!”,

… mmmh …

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tocchiamoci…

Pubblicato da Federì su 7 Ottobre 2008

Italia, aprile 2001: berlusconi vince trionfalmente le elezioni;
Usa, settembre 2001: crollano le Twin Towers e il pentagono viene colpito;
Mondo, 2001/02: crollano le borse, si sfaldano economie, chiudono aziende, si scatenano guerre.

Italia, aprile 2008: berlusconi vince trionfalmente le elezioni;
Usa, settembre 2008: falliscono banche, chiudono aziende.
Mondo, 2008: falliscono banche, chiudono aziende… si scatenano situazioni al limite.

lo vedo solamente io quel sottile filo rosso… ?

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