Sono bravi.
E’ la cosa che sanno fare meglio e meglio di tutti al mondo.
Comunicare per vendere.
Lo sanno fare utilizzando egregiamente tutti gli strumenti necessari e disponibili: inventandone continuamente di nuovi e più efficaci.
Sanno creare l’evento, lo sanno allestire perché susciti esattamente le emozioni che vogliono, sanno dargli ritmo e anima, sanno diffonderlo capillarmente e con precisione al momento giusto, nei posti giusti, alle persone giuste.
Lo hanno sempre saputo fare e hanno affinato la capacità nel tempo arrivando a livelli, per ora, irraggiungibili dagli altri.
Gli Stati Uniti d’America sono patria della più micidiale macchina di propaganda esistente sul pianeta, anzi direi che sono la macchina di propaganda.
Hanno iniziato con Hollywood che è divenuto poi un vero e proprio laboratorio per mettere a punto le tecniche migliori estendendole a tutti i media disponibili e adattandole ai nuovi che sono stati inventati nel corso della storia dell’ultimo secolo.
Hanno venduto, grazie a questa enorme capacità persuasiva, un’idea del loro paese, l’American Way of Life, che ha affascinato milioni di persone in occidente, costruendo un mito e sostenendolo nel tempo creando schiere di sostenitori emozionali che a loro volta sono testimonial e destinatari del messaggio.
L’awol è il liquido amniotico all’interno del quale pasciono e crescono le attività economiche americane che vendono in tutto il mondo: senza questo ambiente così favorevole la vita di queste attività sarebbe stata molto più difficile, forse quasi impossibilitata a raggiungere le dimensioni attuali; un po’ come sulla terra il brodo primordiale ha favorito la scintilla della vita così come la conosciamo, senza quello chissà cosa avremmo oggi.
Ieri una dimostrazione chiara ed eloquente di come la macchina funzioni, bene, e sostenga ancora il solito obbiettivo: la struttura perfetta dell’incoronazione di Obama ha comunicato al mondo che l’awol può ripensare se stesso e riproporsi più sano, più forte e più affidabile che pria. Gli otto anni di presidenza Bush posizionavano ad un preoccupante punto basso della curva del ciclo di vita del prodotto l’awol: un’ottima strategia di marketing ha studiato il riposizionamento attraverso un nuovo testimonial che rinnovasse la percezione del brand “Usa”. La prima azione di questa nuova campagna è stata perfetta, staremo a vedere se le prossime azioni a supporto saranno coerenti ed altrettanto efficaci.
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Propaganda
Pubblicato da Federì su 21 Gennaio 2009
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la storia siamo noi
Pubblicato da Federì su 14 Ottobre 2008
Berlusconi Silvio dice a Bush W. George che la storia lo annovererà tra i suoi “Protagonisti” (con la P maiuscola): mai il Premier Italiano credo abbia avuto così ragione e torto allo stesso tempo.
George W Bush entrerà nella storia a buon diritto come colui che ha trascinato il suo paese sull’orlo dell’abisso e con lui tutto il mondo occidentale: almeno questo si dirà sui sussidiari delle scuole primarie.
Libri di storia più analitici dovranno però chiarire che il povero George Walker Bush (da non confondere con il Padre) altro non fu che una marionetta nella mani di una potentissima quanto sciagurata lobby economico-industriale che lo ha piazzato, lui nonostante, alla guida del mondo occidentale.
La lobby, che ebbe nel PNAC (Project for a New American Century) il suo manifesto ideologico, tra i suoi estensori enumerò molti componenti del partito repubblicano eletti negli otto anni di presidenza Bush legati a doppio filo con le maggiori compagnie petrolifere e industrie belliche USA.
Dietro al disastro della presidenza Bush ci furono queste persone, anzi direi che il disastro è ascrivibile esclusivamente a loro, il povero George W., quasi incapace di intendere e di volere, fu manovrato e “usato” per gli obiettivi di questa lobby.
Il Berlusconi abituato a dire parole in libertà senza minimamente riflettere sul peso di quanto pronunciato, lega il suo nome a quello di una Presidenza Usa, a conti fatti, disastrosa non accorgendosi (o facendo finta di non vedere) quanto questi otto anni incideranno sulla vita dei semplici cittadini, occidentali e non, bruciando speranze, futuro e serenità.
Chissà se i libri di storia nostrani saranno liberi dalla sindrome del Berlusconismo per poter raccontare obiettivamente quanto accaduto in questi anni.
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