Pubblicato da Federì su 3 Maggio 2009
Scusatemi tanto, ma io vedo due aspetti che mi inquietano molto nella questione Fiat-Chrysler(-Opel) di cui pochi, fin’ora, parlano.
1. Grazie a quest’accordo entreranno di straforo, ma entreranno e prenderanno posizione senza poter essere più rimosse, regole e comportamenti Statunitensi nei rapporti industria – lavoratori – sindacati e in quelli società – lavoratori – prodotti.
2. Possibile che si possa ancora pensare che il futuro industriale e di sviluppo dell’occidente passino attraverso il trasporto individuale e quindi la produzione di automobili, senza pensare che, al di là dell’inquinamento da CO2 (che non esiste continua a dirci il Berlusconismo), c’è un limite fisico all’invasione delle automobili: lo spazio. O noi o loro: tertium non datur.
Ecco qui: ci avevano detto che questa crisi avrebbe messo in discussione il modello di sviluppo e le risposte, invece eccoci qua ad immaginare un futuro a immagine e somiglianza degli anni ‘60: con migliaia di “500″ ad invadere tutti i pertugi possibili e immaginabili di qui e di là dell’oceano. Viva il design e viva il Vintage !!
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Pubblicato da Federì su 19 Novembre 2008
Mutuo un ragionamento da Mark Morford, columnist del SF Gate, sugli incentivi da dare alle fabbriche di automobili (il suo lo trovate qui): il suo ragionamento è limitato ai tre colossi americani (GM, Chrysler e Ford) ma io lo estenderei al mondo delle auto in generale.
Morford dice che questa crisi potrebbe essere colta come l’occasione di “spazzare via” quella produzione che da vent’anni rifila al consumatore americano delle automobili inefficienti, costose e brutte; pur consapevole dei danni che questa scelta comporterebbe sull’occupazione, da buon nordamericano ragiona sui benefici che nel medio termine potrebbero derivare da un ripensamento profondo del modo di produrre automobili in nordamerica: maggiore efficienza energetica, minore produzione di inquinanti, maggiore sicurezza attiva e passiva e via così.
Mi piace il ragionamento che estenderei ai produttori Europei e, ove possibile, a tutti produttori anche fuori cee: spingendomi anche un po’ oltre.
Gli incentivi dovrebbero essere legati a parametri molto stretti:
- Efficienza energetica;
- Carburanti alternativi;
- Totale riciclabilità dei materiali utilizzati;
- Linee produttive a basso impatto ambientale;
Non mi fermerei qui.
Proverei a ragionare anche sulla necessità di ridurre la produzione di mezzi di trasporto privato favorendo infrastrutture e mezzi di trasporto collettivo, con i medesimi criteri di cui sopra.
Magari introducendo un parametro:
es. ogni cento (100) abitanti: 20% di trasporto privato, 80% di trasporto collettivo.
Fare della crisi un’opportunità per incidere profondamente in senso migliorativo sulla qualità della vita degli abitanti di questo piccolo pianeta: dalle opportunità colte e ben realizzate discendono poi benessere e pace sociale, non credete?
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