Today's a Brand New Day

sì, certo, come no.

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guardia

Pubblicato da Federì su 12 Aprile 2009

Ho paura.

Ho paura che la tremenda tragedia dell’Abruzzo ne determini un’altra che, apparentemente, è di minore portata ma dubito lo sia veramente.

L’annullamento delle coscienze.

Tutto è perfetto, tutto è andato come doveva andare, non c’è nessuna sbavatura: non c’è spazio per alcuna visione critica. In nome della tragedia si giustifica l’abbassamento definitivo della guardia, lo spazio per altre posizioni viene cancellato in nome di un finto solidarismo che oscura la solidarietà e impedisce la ricerca della verità.

Ora è il momento del silenzio: troppi morti, troppi senza casa, troppe lacrime, troppi singhiozzi.
Dopo sarà il momento della ricostruzione da fare il più rapidamente possibile: bisognerà dimostrare di fare e saper fare in tempi che siano “da lustro” e si riflettano nei sondaggi in crescita.

La cronaca starà dietro a nuovi accadimenti, le pagine d’inchiesta sui tanti risvolti del terremoto si assottiglieranno fino a scomparire: qualche libro qua e là proverà a farsi memoria di questi giorni, su qualche scaffale laterale di librerie occupate dai kinsella-fenomena.

Non aggiungiamoci ai colpevoli che già oggi sono individuabili, non permettiamo che ci sia impedito di guardare criticamente anche ad una tragedia come questa, se vogliamo che domani una scossa di magnitudo 6.3 faccia pochi danni e nessun morto come già avviene in Paesi che hanno adottato e applicato normative rigorose in materia. Non facciamoci zittire dal coro dei giornalisti “embedded” che danno lezione di umanità a tutti ma dimenticano la lezione di un umanesimo più profondo che metta l’uomo al centro delle preoccupazioni degli uomini e riporti il profitto al suo ruolo mero di leva fra le leve per il bene-essere della comunità dei cittadini. Non copriamo la tragedia con un velo di falso buonismo: teniamo alta l’attenzione sulle responsabilità, su chi deve rispondere e chi deve essere premiato. Non trasformiamo la tragedia in un festival dove tutti hanno diritto ad un premio, tutti sono bravi, tutti sono meritevoli: sappiamo che così non è.

Non permettiamo che l’ennesima tragedia in questo Paese distratto permetta la sottrazione del bene più prezioso dopo la vita: la libertà di pensiero.

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appunti sparsi

Pubblicato da Federì su 10 Aprile 2009

Santoro sbaglia i toni rendendo le inchieste odiose a qualcuno, inascoltabili a molti: peccato rimane solamente la Gabanelli.

Berlusconi lunedì ha parlato di tempi rapidi per la ricostruzione, nessun aiuto dall’estero e di “new aquila”.

Berlusconi giovedì ha detto che i tempi della ricostruzione saranno lunghi e occorreranno 10mld di euro.

Berlusconi oggi ha ritirato fuori la necessità di maggiori poteri al Premier da sottrarre al Parlamento, tra una messa funebre  e una scossetta di terremoto, così che non si notasse troppo.

Demagistris, ad AnnoZero, ieri ha parlato di cose semplici e facilmente intelligibili anche all’italiota medio inebetito dal berlusconismo più invadente: punire i direttori dei lavori dei cantieri che non rispettano le norme, cancellare dalle liste delle Ditte abilitate quelle che non rispettano le norme e impedire che possano essere riaperte sotto altre ragioni sociali, fare rispettare le leggi che esistono piuttosto che di scriverne ogni volta di nuove senza applicarle e/o farle rispettare. Ha detto che se il ciclo del cemento è in mano a mafia e camorra non dobbiamo stupirci se poi le costruzioni vengono giù al primo tremolìo della terra.

L’Impregilo è l’impresa che ha costruito l’ospedale dell’Aquila e non solo, ha l’appalto della Salerno Reggio Calabria, recentemente rinnovato e riprezzato per altri tre anni di lavori di cui non si vede il termine, quello per il Ponte sullo Stretto e per le nuove Centrali Nucleari, ha una serie di manager indagati per vari reati legati alla pessima qualità del cemento fornito per la realizzazione di opere pubbliche.

La solidarietà degli Italiani per i cittadini Abruzzesi è stata esemplare, come sempre in queste occasioni: il sospetto è che qualcuno ne approfitti per rinviare sine die il tempo della pianificazione, della riorganizzazione e della prevenzione dei disastri che incombono sul nostro territorio, a rischio idrogeologico, sismico e di inquinamento da rifiuti.

Una straordinaria parte la hanno avuta i social network in questi giorni di difficoltà: in diretta dalle zone colpite dal sisma sono arrivate le prime indicazioni di quanto succedeva via twitter o friendfeed, e poi gli aggiornamenti, le richieste di aiuto e le aggregazioni per portare aiuto e le segnalazioni di bufale o truffe che si stavano tentando approfittando della vicenda. Rapidi, puntuali e dettagliati: sono la realtà di cui sempre più si deve tener conto anche nell’organizzazione e nella gestione dell’informazione in momenti di crisi.

Non abbassiamo la guardia: controlliamo tempi e criteri della ricostruzione delle case dei nostri vicini d’Abruzzo, non dimentichiamoci di loro passata l’onda dell’emozione. Facciamo sentire la pressione e l’attenzione di tutti gli Italiani verso chi gestirà il dopo terremoto del 6 aprile 2009: è un impegno che dobbiamo agli abruzzesi e a noi tutti, per la nostra dignità.

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scosso

Pubblicato da Federì su 7 Aprile 2009

Ho frequentato per dieci anni l’altopiano delle Rocche e quella parte dell’Abruzzo squassato dal terremoto di lunedì: Fossa, Tempera, Paganica, S. Stefano di Sessanio, oltre naturalmente a Rovere, Rocca di Mezzo e Rocca di Cambio sono luoghi che ho negli occhi, nelle gambe, nel cuore. Insieme a Stefano e a Paolo ho camminato per i sentieri di quelle montagne e di quei boschi che incorniciano i borghi di pietra dell’Abruzzo Aquilano: insieme a loro ho conosciuto ragazzi che tra quelle montagne erano cresciuti e in quei borghi vivevano, in mezzo a una natura dura, forte, fredda ma magnifica e vera. L’amore per la loro terra, per quelle valli freddissime d’inverno e soffocanti di caldo in estate era, di quei ragazzi, il tratto più evidente, l’attaccamento alle proprie radici e a quei villaggi sospesi nel tempo, ne delineava fortemente il carattere.
Direttamente e indirettamente conosco persone che stanno vivendo nella paura e nel disagio.
So anche che sono forti e abituati alle avversità, cresciuti come sono in una terra difficile, e che, con la solidarietà di tutti e gli aiuti necessari, sapranno rimettere in piedi i loro borghi, le loro attività, le loro vite.
Vi sono vicino, ragazzi.

per aiutare

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