Ho paura.
Ho paura che la tremenda tragedia dell’Abruzzo ne determini un’altra che, apparentemente, è di minore portata ma dubito lo sia veramente.
L’annullamento delle coscienze.
Tutto è perfetto, tutto è andato come doveva andare, non c’è nessuna sbavatura: non c’è spazio per alcuna visione critica. In nome della tragedia si giustifica l’abbassamento definitivo della guardia, lo spazio per altre posizioni viene cancellato in nome di un finto solidarismo che oscura la solidarietà e impedisce la ricerca della verità.
Ora è il momento del silenzio: troppi morti, troppi senza casa, troppe lacrime, troppi singhiozzi.
Dopo sarà il momento della ricostruzione da fare il più rapidamente possibile: bisognerà dimostrare di fare e saper fare in tempi che siano “da lustro” e si riflettano nei sondaggi in crescita.
La cronaca starà dietro a nuovi accadimenti, le pagine d’inchiesta sui tanti risvolti del terremoto si assottiglieranno fino a scomparire: qualche libro qua e là proverà a farsi memoria di questi giorni, su qualche scaffale laterale di librerie occupate dai kinsella-fenomena.
Non aggiungiamoci ai colpevoli che già oggi sono individuabili, non permettiamo che ci sia impedito di guardare criticamente anche ad una tragedia come questa, se vogliamo che domani una scossa di magnitudo 6.3 faccia pochi danni e nessun morto come già avviene in Paesi che hanno adottato e applicato normative rigorose in materia. Non facciamoci zittire dal coro dei giornalisti “embedded” che danno lezione di umanità a tutti ma dimenticano la lezione di un umanesimo più profondo che metta l’uomo al centro delle preoccupazioni degli uomini e riporti il profitto al suo ruolo mero di leva fra le leve per il bene-essere della comunità dei cittadini. Non copriamo la tragedia con un velo di falso buonismo: teniamo alta l’attenzione sulle responsabilità, su chi deve rispondere e chi deve essere premiato. Non trasformiamo la tragedia in un festival dove tutti hanno diritto ad un premio, tutti sono bravi, tutti sono meritevoli: sappiamo che così non è.
Non permettiamo che l’ennesima tragedia in questo Paese distratto permetta la sottrazione del bene più prezioso dopo la vita: la libertà di pensiero.




