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Ecco: ora qualcuno, chiunque, la prossima volta che un Piddino va ospite in una tivvù, mi faccia la cortesia di chiedere spiegazioni e di chiedere che tutta la dirigenza attuale rassegni le dimissioni e sciolga questa compagine politica non solo inutile, ma dannosa. Grazie.
«La mozione (contro lo scudo fiscale) è stata battuta con 267 no, 215 sì e 3 astenuti. Sarebbe bastato che i deputati del Pd fossero andati a votare. Non tutti, ma qualcuno in più. Erano invece assenti in 59: più di uno su quattro ha deciso che aveva di meglio da fare che combattere mafiosi e evasori».
E’ tornato Santoro.
Sono tornate le polemiche.
Ho visto la puntata fino a poco prima delle undici.
Mi è piaciuto il cappello di Michele Santoro: siamo diversi e rivendichiamo il diritto di essere diversi, vuol dire essere contro? non credo, credo voglia dire volere una democrazia più sana e sicura (più o meno, questo il succo).
Mi è piaciuto il mandare in onda il video della risposta di Berlusconi alla domanda del giornalista di “El Paìs” con Zapatero presente: quello in cui dice delle cose inascoltabili sulla presenza delle donne nelle sue campagne elettorali, e quello di Brunetta in cui dice che il 30% degli italiani sono fannulloni che non hanno mai lavorato e vivono alle spalle di quelli che si fanno un mazzo così.
(Brunetta pareva Paolo Rossi nella sua più riuscita imitazione).
Per il resto è il solito grandissimo casino: dove gli ascrivibili al centrodestra spendono parole e urla per difendere Berlusconi a prescindere e quelli ascrivibili al centrosinistra spendono parole per difendersi dagli attacchi utilizzati dai centrodestri per difendere il loro comandante in capo.
L’unica Signora in studio, direttore de L’Unità, è stata come sempre fatta bersaglio di scostumatezza da parte dei maschi centrodestri e, nonostante ciò, ne è uscita come fosse un gigante e per la capacità di replicare e smentire e per quella di provare ad approfondire concetti altrimenti troppo facilmente lasciati passare senza attenzione, nonostante la loro evidente importanza.
Travaglio ha descritto con il suo fare molto furbo fatti che in altri paesi porterebbero a dimissioni immediate i politici coinvolti (Berlusconi e D’Alema, nello specifico di ieri sera).
Tutto però nel solito clima per cui vengono buttate sul tavolo affermazioni accompagnate da urla che non vengono approfondite ma lasciate lì ad ammuffire in attesa del personale delle pulizie al mattino dopo.
Mentana: inutile, pare sempre sia in attesa di una telefonata di qualcuno che gli ridia la direzione del tiggicinque e quindi non si sbilancia, mai.
L’intervista a Feltri mostra un’ottima capacità di fare inchiesta ma, non essendo possibile ragionarci serenamente in studio, rimane anch’essa lì, appesa senza sviluppi.
Se non fossero schiavi dell’auditel mi permetterei di dire a Santoro di invitare al massimo quattro persone, possibilmente non politici di spicco e di legare di più gli interventi in studio ai servizi mandati in onda senza mettere troppa carne al fuoco: forse così mi risponderebbe di guardare “L’infedele” di Gad Lerner e lasciar perdere RaiDue.
Il giornalismo targato Mediaset: le colpe di Beatrice Borromeo? Avere un cervello pensante nonostante sia femmina, essere nata ricca e nobile ma avere delle idee di sinistra, aver intrapreso la carriera di giornalista prima al fianco di Michele Santoro, ora a quello di Marco Travaglio a "Il Fatto Quotidiano". Il conflitto d'interessi è solo negli occhi di chi guarda, ovviamente…
Oggi è il primo compleanno di Papà senza Papà.
Per anni ha coinciso con l’inizio delle scaramucce scolastiche, poi con il ritorno dai lavori estivi, poi con il rientro dalle vacanze: era il cambio di marcia rispetto all’estate.
Un cambio di marcia che non è mai stato oggetto di “spinte” da parte sua: discreto com’era al limite dell’assenza.
Negli ultimi anni era l’occasione ulteriore di farsi raccontare tanti episodi della sua vita che erano parte della storia del secolo scorso: era del 1920 e tanti orrori e gioie, che oggi vanno su RaiStoria, li aveva vissuti in diretta.
Aveva questa capacità di raccontare la storia così affascinante, così coinvolgente che ne faceva un testimone raro e prezioso.
Quest’anno non ci saranno racconti, foto in B/N da sfogliare con il ricordo di particolari talmente dettagliati da dubitare, quasi, fossero veri: lo erano, c’era sempre una controprova, da qualche parte, che li confermasse.
Mancherà quel suo schermirsi di fronte ai festeggiamenti, come se oltre una certa soglia, non avesse più importanza celebrare, quando le celebrazioni della sua vita erano tutte le memorie che ci trasmetteva ogni volta ci vedessimo.
Auguri Papà, ovunque tu sia: nel mio cuore e nella mia memoria, sicuramente.