L’onda lunga della crisi lambisce la porta della stanza dell’ufficio. Questa cosa di cui tutti parlano, io parlo, da mesi si affaccia un po’ come il fumo nero di LOST.
E come John Locke e Mr. Eko: l’ho guardato dritto in faccia e, cazzo, mi sono cagato addosso, altroché.
Non è la prima volta. Non sarà l’ultima, forse. Ma puzza e terrorizza.
Perché ahivoglia a dire che c’è sempre modo di ricominciare e le opportunità a cercarle si trovano: ma la prima immagine che ti si materializza nel ciriveddro é un vuoto grigio e uniforme punteggiato qua e là di bollette da pagare e rate da saldare.
Poi entra in gioco la parte razionale e … come nel paradosso di Achille pié veloce e la tartaruga si taglia il problema a fettine sempre più piccole e si gode dell’istante.
Scenderei volentieri nel tempio purificatore dell’isola (chi non è updatato alla 5×13 di Lost, si perderà…) a farmi giudicare e “assolvere” per ricominciare sotto un’altra guida, in parte è quello che è successo, ma sapendo di essere una fiction sarebbe tutto più facile.
Invece la vita è quella vera e il mostro è lì che si aggira e ogni tanto si sentono sussurri epperò non si può correre via a gambe levate, ma soltanto attrezzarsi per affrontarlo al meglio che poi si vedrà.
Che sono un addicted di Lost si capisce, almeno.




