Pubblicato da Federì su 25 Aprile 2009
Basta cazzate! Il 25 aprile è la festa di quelli che hanno combattuto il regime fascista con le armi, con la solidarietà ai partigiani, con l’appoggio logistico a chi provò, a partire dal norditalia, a liberare il paese dall’oppressione fascista e da quella dei nazisti calati sullo stivale a rafforzare il giogo del regime. Non c’è spazio alcuno per equiparazioni di alcun genere anche se, ed è tutto da vedere, ci fosse stato qualcuno in buona fede (cioè?) tra le fila delle camicie nere: i fascisti combattevano per uno stato che ammetteva e voleva l’esistenza delle leggi razziali, l’annullamento delle libertà fondamentali, la persecuzione degli opponenti di regime, l’aggressione a paesi liberi e sovrani.
I partigiani aspiravano alla democrazia, erano ispirati dai principi della rivoluzione francese: libertà eguaglianza e fraternità e da quella aspirazione si sarebbe generata la costituzione democratica di questa Italia che oggi ha difficoltà a riconoscere questo percorso.
Tutto il resto sono chiacchiere e propaganda di “regime” e dovere di ciascun cittadino di questo paese è quello di mantenere alta l’attenzione e viva la memoria sulla verità.
eccheccazzo!
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Pubblicato da Federì su 23 Aprile 2009
L’onda lunga della crisi lambisce la porta della stanza dell’ufficio. Questa cosa di cui tutti parlano, io parlo, da mesi si affaccia un po’ come il fumo nero di LOST.
E come John Locke e Mr. Eko: l’ho guardato dritto in faccia e, cazzo, mi sono cagato addosso, altroché.
Non è la prima volta. Non sarà l’ultima, forse. Ma puzza e terrorizza.
Perché ahivoglia a dire che c’è sempre modo di ricominciare e le opportunità a cercarle si trovano: ma la prima immagine che ti si materializza nel ciriveddro é un vuoto grigio e uniforme punteggiato qua e là di bollette da pagare e rate da saldare.
Poi entra in gioco la parte razionale e … come nel paradosso di Achille pié veloce e la tartaruga si taglia il problema a fettine sempre più piccole e si gode dell’istante.
Scenderei volentieri nel tempio purificatore dell’isola (chi non è updatato alla 5×13 di Lost, si perderà…) a farmi giudicare e “assolvere” per ricominciare sotto un’altra guida, in parte è quello che è successo, ma sapendo di essere una fiction sarebbe tutto più facile.
Invece la vita è quella vera e il mostro è lì che si aggira e ogni tanto si sentono sussurri epperò non si può correre via a gambe levate, ma soltanto attrezzarsi per affrontarlo al meglio che poi si vedrà.
Che sono un addicted di Lost si capisce, almeno.
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Pubblicato da Federì su 12 Aprile 2009
Ho paura.
Ho paura che la tremenda tragedia dell’Abruzzo ne determini un’altra che, apparentemente, è di minore portata ma dubito lo sia veramente.
L’annullamento delle coscienze.
Tutto è perfetto, tutto è andato come doveva andare, non c’è nessuna sbavatura: non c’è spazio per alcuna visione critica. In nome della tragedia si giustifica l’abbassamento definitivo della guardia, lo spazio per altre posizioni viene cancellato in nome di un finto solidarismo che oscura la solidarietà e impedisce la ricerca della verità.
Ora è il momento del silenzio: troppi morti, troppi senza casa, troppe lacrime, troppi singhiozzi.
Dopo sarà il momento della ricostruzione da fare il più rapidamente possibile: bisognerà dimostrare di fare e saper fare in tempi che siano “da lustro” e si riflettano nei sondaggi in crescita.
La cronaca starà dietro a nuovi accadimenti, le pagine d’inchiesta sui tanti risvolti del terremoto si assottiglieranno fino a scomparire: qualche libro qua e là proverà a farsi memoria di questi giorni, su qualche scaffale laterale di librerie occupate dai kinsella-fenomena.
Non aggiungiamoci ai colpevoli che già oggi sono individuabili, non permettiamo che ci sia impedito di guardare criticamente anche ad una tragedia come questa, se vogliamo che domani una scossa di magnitudo 6.3 faccia pochi danni e nessun morto come già avviene in Paesi che hanno adottato e applicato normative rigorose in materia. Non facciamoci zittire dal coro dei giornalisti “embedded” che danno lezione di umanità a tutti ma dimenticano la lezione di un umanesimo più profondo che metta l’uomo al centro delle preoccupazioni degli uomini e riporti il profitto al suo ruolo mero di leva fra le leve per il bene-essere della comunità dei cittadini. Non copriamo la tragedia con un velo di falso buonismo: teniamo alta l’attenzione sulle responsabilità, su chi deve rispondere e chi deve essere premiato. Non trasformiamo la tragedia in un festival dove tutti hanno diritto ad un premio, tutti sono bravi, tutti sono meritevoli: sappiamo che così non è.
Non permettiamo che l’ennesima tragedia in questo Paese distratto permetta la sottrazione del bene più prezioso dopo la vita: la libertà di pensiero.
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Pubblicato da Federì su 7 Aprile 2009
Ho frequentato per dieci anni l’altopiano delle Rocche e quella parte dell’Abruzzo squassato dal terremoto di lunedì: Fossa, Tempera, Paganica, S. Stefano di Sessanio, oltre naturalmente a Rovere, Rocca di Mezzo e Rocca di Cambio sono luoghi che ho negli occhi, nelle gambe, nel cuore. Insieme a Stefano e a Paolo ho camminato per i sentieri di quelle montagne e di quei boschi che incorniciano i borghi di pietra dell’Abruzzo Aquilano: insieme a loro ho conosciuto ragazzi che tra quelle montagne erano cresciuti e in quei borghi vivevano, in mezzo a una natura dura, forte, fredda ma magnifica e vera. L’amore per la loro terra, per quelle valli freddissime d’inverno e soffocanti di caldo in estate era, di quei ragazzi, il tratto più evidente, l’attaccamento alle proprie radici e a quei villaggi sospesi nel tempo, ne delineava fortemente il carattere.
Direttamente e indirettamente conosco persone che stanno vivendo nella paura e nel disagio.
So anche che sono forti e abituati alle avversità, cresciuti come sono in una terra difficile, e che, con la solidarietà di tutti e gli aiuti necessari, sapranno rimettere in piedi i loro borghi, le loro attività, le loro vite.
Vi sono vicino, ragazzi.
per aiutare
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