Today's a Brand New Day

sì, certo, come no.

Archivio per Febbraio 2009

le comiche

Pubblicato da Federì su 24 Febbraio 2009

Ho capito: il PD è un laboratorio comico. Credevamo fosse un partito, ci si sbagliava.
Il PD si aggregava per offrire agli Italiani un nuovo prodotto di svago e intrattenimento comico.
Il Segretario si dimette all’indomani di una sconfitta elettorale né più né meno peggiore delle altre quattro patite sino a quel momento e lascia senza guida nel momento più delicato, la preparazione delle prossime amministrative ed europee, il partito ammettendo che è sua responsabilità: che cosa fà la struttura dirigente? Sceglie il suo vice che dice da oggi il partito sarà unito e diverso, non darò retta ai capicorrente, sceglierò io.
Comico, no? Altrimenti avrebbe condiviso le responsabilità del suo capo, facendosi da parte; ovvero avrebbe da tempo abbandonato il suo incarico, visto che il suo capo diretto faceva qualcosa che non era in sintonia con quello che avrebbe voluto fare lui all aguida del partito.
Il nuovo segretario, nel discorso di insediamento, annuncia anche che il partito sarà più laico nelle scelte, riferendosi in particolare al testamento biologico in discussione al Senato: il giorno dopo, uno dei principali capicorrente del partito annuncia sul tema la ricerca di una terza via diversa da quella propugnata dal nuovo unificatore di anime; non sola, ma la responsabile del PD per la commissione che sta affrontando il tema del testamento biologico non firma gli emendamenti presentati dalla sua stessa capogruppo al senato.
Comico, no?
Mi aspetto di vedere candidati alle europee e amministrative lo staff di Zelig e di Colorado Caffé, magari anche quelli di Camera Caffé, che il mestiere lo conoscono e assicurano risate a non finire: certamente più simpatici della binetti e di franceschini…

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dove eravate?

Pubblicato da Federì su 23 Febbraio 2009

Cari i miei politicanti del centrosinistra oggi sull’orlo di una profonda crisi di nervi da ripetute sconfitte e sopravvivenza a rischio: dove eravate negli ultimi quindicianni mentre il paese subiva una profonda trasformazione che lo ha ridotto a quello che è oggi? Un paese egoista, bigotto, vecchio, senza un progetto, razzista, incattivito, che ha metabolizzato e fatti propri atteggiamente e comportamenti mafiosi e di bassa media illegalità.
Dove eravate mentre la televisione pubblica correva dietro a quella commerciale alla ricerca dei proventi pubblicitari a scapito della funzione formativa e informativa?
Dove eravate mentre i grandi fratelli, le fattorie, le mariedefilippi, i claudiani, le katiane diventavano modelli di riferimento e di emulazione?
Dove eravate mentre si metteva in discussione la sacrosanta differenza fra i partigiani e i ragazzi di salò?
Dove eravate mentre si facevano saltare i paletti che dividevano quelli che avevano combattuto in difesa di una dittatura con il suo corredo di libertà conculcate e di leggi razziali e quelli che dalla dittatura volevano liberare il paese per creare una democrazia compiuta?
Dove eravate mentre un signore dal passato molto poco chiaro e dal presente altrettanto grigio si impossessava delle leve dell’informazione del paese e lo forgiava a sua immagine e somiglianza: sbruffone, presuntuoso e ammaliatore?
Oggi che la trasformazione è avvenuta non potete meravigliarvi di non essere più in sintonia con il paese: lo guardate con lenti che appartengono mediamente a dieci/quindici anni fa e non potete riconoscerlo. Come se Obama avesse fatto campagna considerando gli Usa di Windows 3.11: il paleozoico, praticamente. Così voi: siete dinosauri in un era che non vi appartiene con la disgraziata differenza che non riuscite ad estinguervi, nonostante tutto siete ancora lì, insuccesso dopo insuccesso.
Che pena.

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i polli di Renzo

Pubblicato da Federì su 19 Febbraio 2009

I vertici del Piddì sono come i polli di Renzo: si beccano tra loro mentre Berlusconi li stà portando al mercato. Hanno già fatto fuori il Gallo che per mesi ha cantato al tramonto invece che all’alba, o a mezzodì quando era il momento di fare altro.
Il PD, cari miei, è nato da una serie di utopie irrealizzabili in questo paese: che i cattolici e i laici potessero condividere battaglie su temi che non sono disponibili, perché appaltati a uno stato terzo, o meglio sequestrati da uno stato terzo; che si potesse fare un partito leggero alla Forza Italia senza possedere tre televisioni e un mucchio di giornali e magazine molto diffusi; che si potesse applicare il modello di governo Roma all’intero paese, che di Roma non vuol sentirne pronunciare neanche il nome; che si potesse gettare nel cesso (dopo aver scelto il segretario che non ne aveva mai parlato) un naturale dialogo a sinistra per inseguire un ennesimo partitino personale di un ex magistrato demagogo e egotico; che si potesse fare tutto questo prescindendo da D’Alema, messo in un angolo senza alcuna considerazione, mica perché la meriti più di altri, ma perché lui crede di meritarla più di altri e quindi manda tutto a carte quarant’otto se non gliela si riconosce.
Insomma il monstrum creato in laboratorio è nato su presupposti che non potevano reggere il confronto con la realtà e il risultato, ora, è sotto gli occhi di tutti.
E, mi spiace dirlo, ma qui si era già detto nell’estate del 2006, quando nelle feste dell’unità si cercavano i banchetti per votare contro la creazione del piddì, ma invano.

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Carràmba!

Pubblicato da Federì su 5 Febbraio 2009

Oggi ho conosciuto mio fratell(astr)o.
Alla veneranda età di quarantatre anni ho incontrato per la prima volta l’altro figlio di mio padre che di anni ne ha quarantanove.
Ho saputo dell’esistenza di questo fratello che avevo circa tredici anni: eravamo nel pieno degli anni di piombo, io dividevo il mio tempo tra il tennis, atlas uforobot, la preparazione all’esame di terza media e il liceo da scegliere subito dopo (scelta già decisa a mia insaputa).
Ricordo che un tardo pomeriggio, passeggiando verso casa con mia madre, mi fu svelato che il Papà, quello che tornava a casa la sera tardi con la borsa di pelle piena di fogli (faceva il piccolo editore, ma lo scoprii dopo), aveva un figlio da una prima moglie e che ora però aveva scelto di stare con noi ed erano state fatte delle pratiche tali per cui in quarto ginnasio (avevano scelto il classico), all’appello, avrei dovuto rispondere ad un cognome diverso da quello al quale stavo rispondendo gli ultimi giorni alla scuola media. Finì lì.
Gli anni successivi l’esistenza di questa persona fu lasciata sbiadire fino quasi a dimenticarla.
Poi, improvvisamente, qualche anno fà, se ne riparlò come d’incanto, ma senza alcuna intenzione di creare un contatto, così solamente per evitarne la rimozione totale.
C’era stata in mio padre una sorta di pudore nel mostrarmi l’esistenza di un’altra famiglia e di farne misurare fisicamente lo spessore, il valore, gli affetti.
Oggi che siamo in un delicato momento di passaggio, ci siamo ritrovati senza preavviso uno di fronte all’altro scorgendo uno nell’altro tratti in comune su vite assolutamente diverse, opposte quasi.
I gesti un po’ impacciati nel salutarci, nel rivolgerci la parola nel discutere questioni delicate, gli sguardi sfuggenti e curiosi nel cercare di capire chi fosse questo familiare estraneo di fronte, cosa pensasse di me e io di lui.
Non so se sono più deluso dalla reazione tutto sommato normale, un po’ fessacchiotta di tutti e due o più divertito all’idea che le “defilippate” sono veramente solo affari televisivi ché la realtà non può essere ingannata.
L’imbarazzo maggiore era negli occhi di papà che, pur avendo cercato l’incontro negli ultimissimi giorni, si trovava accanto due figli, tra loro estranei, mentre in cuor suo si rammaricava di non averli fatti incontrare tempo prima con tutti i pro e i contro che questo avrebbe comportato, ma tant’è.
Insomma oggi, cinque febbraio 2009, ho un fratello in più e un padre in difficoltà emotiva che, purtroppo, è il male minore.

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(Pro)memoria

Pubblicato da Federì su 1 Febbraio 2009

Ho assistito allo spettacolo di Marco Travaglio: Promemoria.

Quindici anni di seconda Repubblica più un piccolo preambolo su manipulite per introdurre i tre lustri berlusconiani.

Tre ore, abbondanti, di ricostruzione minuziosa, non troppo faziosa, sufficientemente ironica, suddivise in sottoperiodi, corrispondenti ai governi e relative campagne elettorali, scanditi da intermezzi musicali e frammenti di interviste a Berlusconi, Borsellino e altri.

Tutto molto interessante, ma mi sono chiesto: a cosa serve? In sala, all’Ambra Jovinelli, eravamo i soliti, non che li conoscessi tutti, ma i volti, le espressioni, i gruppi, i vestiti erano quelli della solita conventicola: di noi orfani del centrosinistra/sinistra, ex girotondini, ex pacifisti, ex cigiellini, ex piazza-navona-non-perdiamoci-di-vista, ex primarie del partito democratico, insomma ex qualcosa a sinistra.

Noi che la storia di questi quindici anni di seconda repubblica la conosciamo nei dettagli che solamente la lettura di tutta la collana Kaos edizioni può fornire, noi che non abbiamo perso un dibattito o un libro di Paul Ginsborg o un intervento di Pancho Pardi, né un’uscita di Micromega. Noi, minoranza della minoranza di questo paese che non siamo rappresentati dall’attuale maggioranza ma neanche dall’attuale opposizione, che abbiamo sperato e siamo stati puntualmente delusi.

Eravamo lì a farci ripetere, ancora una volta, che abbiamo ragione noi, che i cattivi e i ladri sono gli altri, i corruttori, i concussi, i furbetti del quartierone.

Sì, ma a che serve?

La turné Travaglio dovrebbe farla a Canale 5 in orario di grande fratello, entrando come TeleVacca in disturbo e provando a fare breccia nei teleinvorniti dalla Marcuzzi, oppure al nuovissimo Euroma 2 in mezzo ai dannati del compro-griffe-dunque-sono.

Raccontarcela tra di noi, non serve altro che a ghettizzarci in una riserva indiana nella quale finiremo a distruggerci il fegato con l’alcool tentando di scacciare i fantasmi di un Paese che avrebbe potuto essere con una politica che si sarebbe potuta fare.

Quindi se aveste intenzione di andare a sentire la performance di Travaglio, fatevi un favore: cercate tra i conoscenti un “destro” e regalategli un biglietto, magari il vostro, e chissà che a goccia a goccia …

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