Today's a Brand New Day

sì, certo, come no.

Archivio per Gennaio 2009

Battute

Pubblicato da Federì su 26 Gennaio 2009

Come se governare un Paese complesso e articolato come il nostro fosse una questione di battute.

Eppure non ce ne fà mancare una che sia una.

O perché non ha opinioni in merito ad una questione: ma deve comunque dire la sua; o perché da qualche giorno è oscurato da eventi più grandi di lui e così riaccende l’attenzione su di sé; o perché è la sua natura e non riesce a prendere nulla sul serio che non sia l’andamento economico delle sue proprietà.

Tra una battuta e l’altra trapelano le verità della sua azione di governo: l’attenzione è rivolta unicamente, ancora una volta per la terza legislatura, a preservare la sua impunità e quella degli amici degli amici.

Nonostante ciò la maggioranza, dicono i suoi sondaggi, lo adora e il gradimento per gli annunci del suo governo aumenta (tra un po’ sarà il 110% e gli crederemo ugualmente).

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Propaganda

Pubblicato da Federì su 21 Gennaio 2009

Sono bravi.
E’ la cosa che sanno fare meglio e meglio di tutti al mondo.
Comunicare per vendere.
Lo sanno fare utilizzando egregiamente tutti gli strumenti necessari e disponibili: inventandone continuamente di nuovi e più efficaci.
Sanno creare l’evento, lo sanno allestire perché susciti esattamente le emozioni che vogliono, sanno dargli ritmo e anima, sanno diffonderlo capillarmente e con precisione al momento giusto, nei posti giusti, alle persone giuste.
Lo hanno sempre saputo fare e hanno affinato la capacità nel tempo arrivando a livelli, per ora, irraggiungibili dagli altri.
Gli Stati Uniti d’America sono patria della più micidiale macchina di propaganda esistente sul pianeta, anzi direi che sono la macchina di propaganda.
Hanno iniziato con Hollywood che è divenuto poi un vero e proprio laboratorio per mettere a punto le tecniche migliori estendendole a tutti i media disponibili e adattandole ai nuovi che sono stati inventati nel corso della storia dell’ultimo secolo.
Hanno venduto, grazie a questa enorme capacità persuasiva, un’idea del loro paese, l’American Way of Life, che ha affascinato milioni di persone in occidente, costruendo un mito e sostenendolo nel tempo creando schiere di sostenitori emozionali che a loro volta sono testimonial e destinatari del messaggio.
L’awol è il liquido amniotico all’interno del quale pasciono e crescono le attività economiche americane che vendono in tutto il mondo: senza questo ambiente così favorevole la vita di queste attività sarebbe stata molto più difficile, forse quasi impossibilitata a raggiungere le dimensioni attuali; un po’ come sulla terra il brodo primordiale ha favorito la scintilla della vita così come la conosciamo, senza quello chissà cosa avremmo oggi.
Ieri una dimostrazione chiara ed eloquente di come la macchina funzioni, bene, e sostenga ancora il solito obbiettivo: la struttura perfetta dell’incoronazione di Obama ha comunicato al mondo che l’awol può ripensare se stesso e riproporsi più sano, più forte e più affidabile che pria. Gli otto anni di presidenza Bush posizionavano ad un preoccupante punto basso della curva del ciclo di vita del prodotto l’awol: un’ottima strategia di marketing ha studiato il riposizionamento attraverso un nuovo testimonial che rinnovasse la percezione del brand “Usa”. La prima azione di questa nuova campagna è stata perfetta, staremo a vedere se le prossime azioni a supporto saranno coerenti ed altrettanto efficaci.

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markette

Pubblicato da Federì su 19 Gennaio 2009

Seguo qui, qui e qui un interessante confronto fra blogger sull’opportunità o meno di utilizzare il blog per “pubblicizzare” un prodotto dietro lauto pagamento del/i post promozionale/i.

Al di là della tecnicalità, importante comunque, se siano efficaci o meno per gli obiettivi fissati, metà della discussione verte sull’eticità o meno della scelta di “vendere” i post dei rispettivi blog (di Blogger autorevoli, ovviamente, riconosciuti come tali dalla comunità dei frequentatori della “blogosfera”) a prescindere dalla natura dei blog stessi: professionali, semiprofessionali o personali. Le posizioni sono variamente rappresentate e altrettanto motivate (ben motivate) e tutte legittime.

Mi colpisce un aspetto che riassumerei così: in un altro mondo, che non avesse a suo modello unico la ricerca ossessiva del profitto da spremere ovunque, sarei della schiera dei fortemente meravigliati dalla richiesta di vendita di spazi come quelli, a volte personalissimi, dei post di blog e solleverei il sopracciglio unitamente al ditino indice della mano destra dicendo “come si permette?” ” con chi crede di avere a che fare? Villano! Esca immediatamente dal mio blog e non ci si provi mai più!”, reazione un tantino ottocentesca ad una richiesta decisamente terzo millennio e web 2.1 (“social per profit”, o “profit thru social”).

Siamo, viceversa, in pieno terzo millennio e nel bel mezzo di una tempesta che cerca con difficoltà di inventare e/o scovare, anche sbagliando, nuovi modelli di business (=profitto) senza riguardo per niente e nessuno: l’etica e il profitto sono due concetti che difficilmente trovano spazio sotto lo stesso tetto.  Non vedo quindi di che meravigliarsi se qualcuno, riconoscendo l’autorevolezza di uno spazio media, provi ad utilizzarla per generare profitto, pagandola.
Rispetto altresì la posizione di chi non voglia comunque mettere a disposizione la propria autorevolezza per soldi, ma senza meraviglia né scandalo.

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