Today's a Brand New Day

sì, certo, come no.

Archivio per Dicembre 2008

L’anno che verrà

Pubblicato da Federì su 31 Dicembre 2008

L’anno che stà arrivando sarà difficile, duro, in salita per molti, tanti, troppi in questa parte di mondo.

Sarà ancora più duro e di continua lotta per la sopravvivenza solamente qualche parallelo più a sud o qualche meridiano a est.

Mi piacerebbe fosse un anno in cui in occidente, cercando soluzioni alle difficoltà attuali, si includessero anche chi difficoltà ben peggiori le soffre da sempre: tutti noi un po’ meno, molti di loro quel tanto in più che permetta di iniziare a pensare all’indicativo futuro.

Mi piacerebbe fosse un anno in cui il Papa tedesco, spogliatosi degli abiti sontuosi e indossato il saio francescano, andasse in Palestina, in Iraq, a Teheran, alla Mecca a cercare insieme ai capi dell’altra religione una via per uscire da questo massacro insostenibile, parlando a nome di tutte le persone di buona volontà al di là del colore, della razza, della religione. E proseguendo il suo pellegrinaggio, parlasse di amore fra le persone e di diritto di vivere questo amore e di vederlo tutelato al di là del genere e del fine.

Mi piacerebbe che Barack Obama aprisse i cancelli di Guantanamo e permettesse ai prigionieri di  accedere a giusti processi e a giusti risarcimenti ove ne emergesse il caso; che andasse a Detroit ai cancelli della GM e dicesse che gli aiuti all’industria dell’automobile saranno dati solamente a quelle aziende che entro 5 anni saranno in grado di produrre automobili con efficienza energetica 50 volte superiore a quella odierna, senza utilizzo di carburanti derivanti da fossili e con il 100% di materiale riciclabile, altrimenti non ha senso dare da mangiare oggi a chi domani morirà per cancro, inondazioni e altri cataclismi dovuti ad una produzione vecchia e mortifera; che andasse a Pechino e lanciasse una grande campagna comune di ricerca scientifica ad ampio spettro per trovare nuovi modi di convivere su questo piccolo pianeta che siano inclusivi e sostenibili.

Mi piacerebbe che l’Unione Europea divenisse il polo d’avanguardia della sostenibilità mondiale e della giustizia sociale: il modello per un nuovo mondo che guardi lontano senza altro limite che il diritto ad una vita decente per tutti.

Mi piacerebbe che il mio Paese ritrovasse una direzione comune, una visione comune, un obiettivo comune che ponesse al centro il futuro delle nuove generazioni salvando così anche quelle che ormai sono nella fase discendente della loro vita; che si aprisse alle novità con sguardo curioso e senza pregiudizi; che smettesse di affidarsi a qualcuno e si prendesse in carico la responsabilità di fare insieme lo sforzo per migliorare; che avesse a cuore la ricca varietà di questa terra così unica e così maltrattata.

Mi piacerebbe che non fosse solamente il sogno di un ultimo giorno dell’anno già un po’ alcoolico…

Buon anno a tutti.

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qui e ora

Pubblicato da Federì su 17 Dicembre 2008

Facebook.

Non passa giorno che la compagnia di giro che fa riferimento ai media offline non ne parli dandone giudizi dei più svariati, con un unico tratto comune: negativo.

Quelli che stanno su facebook sono degli sfigati, quelli che stanno su facebook sono dei disadattati, quelli che stanno su facebook sono dei mentitori, quelli che stanno su facebook sono la parte meno sana della nostra società.

Quattro milioni e mezzo di italiani, and rising (direbbero gli anglosassoni), sono delle persone di cui diffidare perché passano una parte del loro tempo, piccola o grande non importa, su questo mezzo per lo più sconosciuto ai commentatori off line.

Il fenomeno è nuovo e semisconosciuto e fa paura, o lo si connota come tale, perché non è, in questa fase, controllabile: tutto quello che succede tra le persone che si relazionano tramite questo mezzo, sfugge ai sistemi di controllo tradizionali, ben collaudati sui mezzi off line ma non ancora adatti alle caratteristiche dell’online, troppo veloce per la reattività lumaca delle strutture istituzionali. E come un paio di anni fa con il fenomeno dei blog, oramai superato, si cerca di demonizzarlo agli occhi della maggioranza che questo mezzo non usa ancora e forse non userà mai.

I social network, e FB tra questi, sono un luogo dove la gente si relaziona, non importa se elettronicamente o fisicamente: quello che conta è la qualità della relazione e la ricaduta sulla vita di ogni singola persona. Si possono avere delle fantastiche relazioni umane al circolo del tennis, in parrocchia, all’associazione del punto a croce, su facebook così come delle disastrose relazioni in ciascuno di questi luoghi, più tutti gli altri possibili, dipende da due fattori: dalle aspettative di ciascuno dei convenuti e dall’utilizzo che si fà della comunicazione.
Se al circolo del punto a croce arrivo con lo zaino e gli scarponi aspettandomi di incontrare appassionati di montagna e incolpo gli altri per la delusione, otterrò una pessima relazione: lo mismo sui socialnetwork, con un piccolo handicap in più, che la grammatica e la sintassi dello stesso la si sta scrivendo in questi giorni e c’è qualche probabilità in più di fare errori, ma con sana umiltà s’impara in fretta.

Le relazioni sono difficili ma preziose, vanno pensate e non subite, al circolo del punto a croce come sui social, e sono la misura della nostra libertà, più di ogni altra cosa al mondo.

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“signora mia”

Pubblicato da Federì su 15 Dicembre 2008

Mi piacerebbe che almeno la nostra generazione non cadesse nella solita trappola dell’età adulta che tutti abbiamo cercato di combattere quando eravamo al liceo, da una parte o dall’altra, vale a dire: “i giovani, signora mia, guardi, proprio non si capiscono, ma che vorranno con quei capelli, con quei vestiti, con quelle facce, con quelle cose orrende che dicono; ai tempi nostri era tutto diverso, eravamo migliori, più consapevoli, etc. etc. etc.”
Questa è la malattia per eccellenza di questo disgraziatissimo Paese: non credere ai giovani, per partito preso, non ascoltarli mai o quasi, liquidare le loro intuizioni o farneticazioni come ingenue, ignoranti, ribelliste, etc. etc.
Magari per normalizzarli alla prima occasione utile.
E così ci ritroviamo con una classe dirigente ottuagenaria o quasi, che cammina con la testa rivolta all’indietro, che non è in grado di progettare uno straccio di futuro perché non ne ha più da almeno vent’anni.
Io non credo che noi, e chi è venuto dopo di noi, abbia sprecato tempo ed energie: molte delle battaglie combattute in buona fede, con energia e passione, avevano valore, per lo meno nel momento in cui venivano affrontate; quello che forse è mancato è stato l’affinarle ed arricchirle con l’esperienza, la maggiore età e la consapevolezza, trasformarle in azione politica vera e propria, mentre molti arrivati al traguardo del posto di lavoro e della famiglia, si sono accontentati, hanno smesso di guardare al “collettivo” per concentrarsi sul proprio “particulare”.
Mi spiace ma vedo tanta energia positiva anche oggi, ingenua per certi versi, sgangherata e velleitaria, ma fresca e partecipata, per la prima volta slegata da simboli rimasti gli stessi per cinquant’anni, magari possiamo non essere d’accordo con nulla di quanto rivendicato, ma ridurre la nuova generazione solamente ad “Amici” et similia lo ritengo sbagliato: prendete ad esempio questo mezzo, proprio questo (social o blog che sia) che noi quarantacinquenni stiamo utilizzando, impacciati e facendo un errore dopo l’altro, la nuova generazione ne sta dettando la grammatica e la sintassi e noi, come mammuth, facciamo fatica a comprenderne i meccanismi e i processi, proprio come quando noi usavamo/ascoltavamo le radio libere e i “matusa” ci bollavano come noi oggi rischiamo di fare con le nuove generazioni: le radio libere sono diventate “mainstream” alla faccia di chi non ci credeva e dando ragione ai visionari, probabile che succeda anche da queste parti.

Poi i coglioni e i superficiali ci sono sempre stati e ognuno di noi ne ha avuto qualche esemplare proprio nel banco accanto, no?

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utopia

Pubblicato da Federì su 11 Dicembre 2008

E’ pura utopia in Italia, pensare di poter affrontare più giorni di maltempo senza che questi si trasformino in un’emergenza ogni volta.

E’ pura utopia in Italia, pensare di poter affrontare riforme necessarie al miglioramento del Paese senza che diventino occasione di rissa continua.

E’ pura utopia in Italia, pensare di condividere le regole elementari della democrazia, così come la intendiamo in occidente, senza che ogni volta ne vengano messi in discussione i principi fondamentali.

E’ pura utopia in Italia, pensare di avere una politica che si occupi del benessere dei cittadini tutti, non solamente di una parte, che magari coincide con quella che governa e che a questa fà riferimento.

E’ pura utopia in Italia, pensare al futuro come un percorso di crescita comune e di opportunità per tutti.

E’ pura utopia in Italia, pensare…

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Vae Victis

Pubblicato da Federì su 3 Dicembre 2008

Brutta cosa l’abitudine. Non si nota più il peso di certe affermazioni, la storia che dovrebbero evocare e la reazione naturale che dovrebbero suscitare.

Invece poco o nulla.

Il Premier invita i direttori di grandi quotidiani a dimettersi e a vergognarsi (anche ad ordine invertito) e i soliti pochi si scandalizzano: è fatto così.

La volta scorsa, l’effetto fu la sparizione dal video di Santoro, Luttazzi e, pace all’anima sua, Biagi.

Ma va tutto bene: il paese lo adora, qualunque cosa dica e faccia (o non faccia).

Tutta questa cagnara poi serve a sviare l’attenzione da cose più serie, tipo: la sparizione delle agevolazioni fiscali per il risparmio energetico, o la norma inserita nella finanziaria che dà il via alla privatizzazione dell’acqua.

Qualcuno poi dovrebbe spiegare perché i quaranta (40) euro della social card non potevano essere inseriti direttamente nelle pensioni degli aventi diritto, invece di materializzarsi in una carta che avrà già un costo di realizzazione e gestione (chi paga?) e poi qualifica con certezza i bisognosi come tali un po’ come la stella gialla sulle giacche degli ebrei della germania nazista.

Poi l’ultima in ordine di tempo (ma fino a stasera, ovviamente): “Porteremo sul tavolo una proposta di regolamentazione di internet in tutto il mondo, essendo internet un forum aperto a tutto il mondo”.

Vale a dire ? Regolamentare in che senso ??

L’internet e il suo carico di mostri adescatori di minori, istruttori di bombaroli fai da te, pornoaddicted e chattatori cocainomani finalmente sotto l’occhio vigile del Premier che, ovviamente, è anche stato internet lui stesso subito dopo essere stato operaio e prima di essere stato presidente del milan…

Ma cosa è successo a questo paese?

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