Today's a Brand New Day

sì, certo, come no.

Archivio per Novembre 2008

assuefazione?

Pubblicato da Federì su 27 Novembre 2008

Ci risiamo.

Stavolta è l’India, ma gli obiettivi sono i cittadini occidentali, anzi specificamente Britannici e Statunitensi: poi di mezzo ci vanno anche i poveracci Indiani che lavorano, passano, si trovano per caso nelle traiettorie di morte.

AlQaeda: il marchio internazionale del terrore, il franchising più riuscito del 21° secolo, ci dicono essere la longa manu dietro questa ennesima scia di sangue e dolore; un segnale al nuovo Presidente eletto Barack Hussein Obama: “ci siamo, siamo vivi e vegeti e non pensare di cavartela senza metterci in agenda”.

La paura è il prodotto del nuovo millennio con un mercato indotto che ha fatto girare miliardi di dollari e il franchising di orgini Saudite ha interpretato al meglio le strategie per massimizzare il profitto.

Che si fà? Una cosa di cui mi sono reso conto oggi, più delle altre volte, in un crescendo che chissà dove arriverà, è che il callo ormai è spesso, l’assuefazione pare essere molto alta: è vero che il teatro della tragedia è lontano, fisicamente lontano, ma l’indifferenza dei più percepita (magari mi sbaglio, anzi spero…) oggi nelle quotidiane relazioni con altri individui, mi è parsa alta.

Noi non abbiamo paura (we are not afraid) si disse l’ultima volta che successe qualcosa di simile a Londra, stavolta mi pare più: non c’interessa molto (we don’t care less).

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Sdoganamento?

Pubblicato da Federì su 25 Novembre 2008

Se Liberazione crede che la vittoria di Luxuria all’Isola dei Famosi sia l’avvio di una nuova sensibilità degli italiani nel rispetto per la diversità (omosessuali, trans etc.)… beh stiamo messi male, anzi malissimo.

Mi pare piuttosto il contrario: la televisione arriva a inglobare e normalizzare anche questioni delicate come queste, il trionfo del Blob, in una melassa totale e assoluta che tiene insieme la politica e il varietà come un unicum di cui essere spettatori passivi e nulla più.

Non credo che quel 40% di italiani che ieri hanno seguito la vittoria di Luxuria siano pronti ad accettare poi nella vita di tutti i giorni che un maestro omosessuale sia educatore dei loro figli o che una coppia di maschi possa adottare un bambino o abbia accesso agli stessi diritti di una coppia naturale (…): una cosa è la tivvù, lì va tutto bene, è il nostro alter dove tutto è permesso, il quotidiano è tutt’altro e i “froci” dentro le nostre vite non ce li vogliamo, meno che mai un trans o una lesbica.

Spero di sbagliarmi, ma vedo questa di ieri come l’ennesima vittoria del berlusconismo e del suo “smarmellamento” del cervello degli italiani.

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Sarebbe ora

Pubblicato da Federì su 24 Novembre 2008

Credo sarebbe ora di scrollarsi di dosso un po’ di ipocrisia.

Questo paese ne è permeato e i media ne amplificano la portata quotidianamente.

Provo a spiegarmi: il 47% degli Italiani ha votato per la destra di Berlusconi che ha nel suo DNA l’avversione per le tasse, tutte. Durante le precedenti esperienze di governo Berlusconi, il dato evidente è sempre stato l’aumento dell’evasione fiscale accompagnata da un’impercettibile diminuizione della pressione fiscale. Ad aggiungersi ai destri doc, si sono sommati molti dalle file del centro-sinistra ad elevare giaculatorie contro le tasse in quanto tali. Bene, benissimo (direbbe Brunetta…).

Le tasse servono, tra le altre cose, a costruire le scuole e a mantenerle “in piedi” letteralmente; a far andare i treni su direttrici vecchie (mantenute in efficienza e sicurezza) e nuove, portate più vicine ai cittadini che ne hanno necessità; a mantenere il sistema sanitario efficiente e aperto a tutti, poveri e ricchi, cittadini e non; la lista è lunga e non voglio tediarvi.

Quando viene giù il tetto di una scuola mi piacerebbe che il 47% di cui sopra dicesse chiaramente che è una scelta chiara quella di rischiare la pelle dei figli di questo disgraziato Paese: fà il benessere di chi le tasse non le paga o ne vuole pagare sempre meno; e così anche quando un’ambulanza ci mette tre ore per arrivare a soccorrere qualcuno che nel frattempo è schiattato, o un treno si ferma ore sotto un tunnel o la pubblica amministrazione non è in grado di fare una fotocopia, o un processo si ferma per mancanza di personale, etc.

Dite chiaramente che lo stato leggero vuol dire anche scuole pubbliche pericolanti, mentre quelle private, magari cattoliche, sono belle, pulite e perfettamente stabili; vuol dire che se non ti puoi permettere l’auto ti becchi il carro bestiame; vuol dire che se non puoi permetterti una clinica con stanza singola, te ne stai in corridoio con magari una pinza nella panza (cit.).

Ma smettiamola una volta per tutte con questo coro di ipocriti che ogni volta si battono il petto facendo credere gliene importi qualcosa di qualcuno che muore per un taglio di tasse .

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Scacco al …

Pubblicato da Federì su 20 Novembre 2008

Latorre muove e dà scacco al re… peccato sia quello sbagliato: il suo.

L’ultima vicenda di casa PD dà l’idea di quanto si sia smarrita la direzione e il senso del ruolo del rappresentante politico: totalmente arricciato sull’interesse del partito (…) il senatore del pd si mette al servizio dell’avversario politico contro un proprio alleato.

Tra l’altro per una questione assolutamente laterale per il paese rispetto alle altre ben più gravi: la crisi economica, la perdita di posti di lavoro, il dilagare della criminalità organizzata. Questione che è ascrivibile al peccato originale del centro sinistra: non aver varato la legge sul conflitto d’interessi. Fosse stato fatto durante il primo governo Prodi, oggi staremmo parlando d’altro.

Invece il buon senatore del PD, con la sua goffaggine e assoluta mancanza di etica, ci ha ricordato, se ancora ce ne fosse bisogno, che altro che primarie per il segretario: sono necessarie primarie per tutti coloro che nei partiti, e non solo, si presentino per correre una qualunque elezione, dalle amministrative alle politiche e anche così, non avremmo ancora la certezza di un’operazione di “pulizia etica” che il paese necessita per poter ripartire.

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Opportunità

Pubblicato da Federì su 19 Novembre 2008

Mutuo un ragionamento da Mark Morford, columnist del SF Gate, sugli incentivi da dare alle fabbriche di automobili (il suo lo trovate qui): il suo ragionamento è limitato ai tre colossi americani (GM, Chrysler e Ford) ma io lo estenderei al mondo delle auto in generale.

Morford dice che questa crisi potrebbe essere colta come l’occasione di “spazzare via” quella produzione che da vent’anni rifila al consumatore americano delle automobili inefficienti, costose e brutte; pur consapevole dei danni che questa scelta comporterebbe sull’occupazione, da buon nordamericano ragiona sui benefici che nel medio termine potrebbero derivare da un ripensamento profondo del modo di produrre automobili in nordamerica: maggiore efficienza energetica, minore produzione di inquinanti, maggiore sicurezza attiva e passiva e via così.

Mi piace il ragionamento che estenderei ai produttori Europei e, ove possibile, a tutti produttori anche fuori cee: spingendomi anche un po’ oltre.

Gli incentivi dovrebbero essere legati a parametri molto stretti:

  1. Efficienza energetica;
  2. Carburanti alternativi;
  3. Totale riciclabilità dei materiali utilizzati;
  4. Linee produttive a basso impatto ambientale;

Non mi fermerei qui.

Proverei a ragionare anche sulla necessità di ridurre la produzione di mezzi di trasporto privato favorendo infrastrutture e mezzi di trasporto collettivo, con i medesimi criteri di cui sopra.

Magari introducendo un parametro:

es. ogni cento (100) abitanti: 20% di trasporto privato, 80% di trasporto collettivo.

Fare della crisi un’opportunità per incidere profondamente in senso migliorativo sulla qualità della vita degli abitanti di questo piccolo pianeta: dalle opportunità colte e ben realizzate discendono poi benessere e pace sociale, non credete?

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